Ci sono sfide che devono essere raccolte
Di AssociazioneFrascati5Stelle 51 views
Il Terzo Stato era una delle classi in cui era divisa la società francese prima della Rivoluzione, chiamato così perché in ordine di importanza veniva dopo le primi due, il clero e la nobiltà. Per numero di componenti il Terzo Stato era largamente preponderante rispetto alle altre due classi, in quanto comprendente tutti gli strati popolari. Nell’anno della Rivoluzione Francese era composto da 25 milioni di persone, fra borghesia, contadini e operai, mentre i nobili ed il clero contavano insieme circa cinquecentomila persone.
Se ai nobili ed al clero sostituiamo i nostri politici, gli amministratori ed il clero (visto che lo sosteniamo in toto dall’ICI in poi) tra la Francia della Rivoluzione Francese e l’Italia di oggi non ci sono più differenze se non la maggiore quantità di appartenenti al Terzo Stato.
Sieyès scrisse poco prima della Rivoluzione Francese “Che cos’è il terzo stato? Tutto. Che cosa è stato finora nell’ordinamento politico? Nulla. Che cosa chiede? Chiede di essere qualcosa”
Io sono qui e non accetto che la mia Povera Patria sia distrutta nella sua essenza più profonda. Come ultimo degli ultimi del Terzo Stato merito qualcosa di diverso di questo penoso teatrino di politici da quattro soldi che parlano del futuro dei miei figli (dopo aver distrutto il nostro) avendo mediamente sessanta anni e non avendo l’umiltà (o l’interesse?) di capire i problemi per trovare un percorso risolutivo.
Io sono qui che respiro PM10 e PM2,5 e vedo i cortei di autoblindate che sfrecciano per evitare accerchiamenti o lanci di monetine (se non di sacchetti di spazzatura) e so che i dimostranti sono onesti lavoratori, contadini, operai, impiegati, padri e madri di famiglia esasperati.
Io sono qui e penso che se non faccio qualcosa dovrei andare di nuovo a votare per decidere tra due diversi modi di essere tradito: da un lato c’è chi usa le istituzioni per legiferarsi l’impunità, dall’altro chi inanella fallimenti su fallimenti figli di una totale inettitudine.
Di noi all’estero dicono che non riusciamo a scrollarci di dosso questa vergogna di politici ed amministratori perché abbiamo l’elusione e l’evasione nel sangue, quindi ci troviamo a nostro agio con un’infinità di compromessi che, inevitabilmente avvelenano la società…
Io, invece, credo che sia giunto il momento di voltare pagina e che tutti, proprio tutti se ne stiano rendendo conto, politici per primi. Mettersi da parte è dura, ma credo che se non avverrà in modo spontaneo la rivoluzione civile e pacifica delle persone normali spazzerà via chi si è appropriato indebitamente del potere partendo dai comuni, prime istituzioni alla portata del Terzo Stato. Ci vorrà un po’ di tempo ma le cose cambieranno.
Credo nelle prossime generazioni e nel loro spirito critico, credo nelle nuove generazioni e nel loro istinto di sopravvivenza, sono convinto che qualcuno deve iniziare a confidare nella magnanimità dei nostri figli e trovarsi un lavoro diverso da quello di politico.
Nel frattempo, ogni due giorni, per ridurre l’inquinamento del pianeta e vivere più sereno mi sono regalato una ventina di minuti di assoluto relax. Ho ricominciato a impastare e cuocere il pane per la mia famiglia.
Bastano un po’ di farina, acqua, lievito di birra, sale, olio e zucchero.
La sera il profumo proveniente dal forno dà una sensazione antica di focolare e, facendo un bilancio energetico inquino pochissimo perché ogni volta che compriamo un chilo di pane non ci rammentiamo che il pane è stato trasportato al dettagliante consumando benzina, è stato imbustato in buste di carta o plastica (per fare 1 chilo di plastica servono 4 chili di petrolio, per la carta, poi, non ne parliamo), che probabilmente inquineranno l’ambiente dato che nel mio comune non c’è la raccolta differenziata, ma soprattutto, faccio esattamente il pane che ci serve, evitando che ci siano sprechi. Sono libero dall’inflazione perché compro la farina direttamente da un contadino che ha il mulino e mi faccio belle passeggiate in campagna ogni due o tre settimane…
Questa è la rivoluzione del Terzo Stato, quella di chi riconfigura la vita a misura di persona. E’ qualcosa di troppo serio per sperare che i politici possano capirlo… Ma certamente capiranno che noi, umili cittadini sappiamo come riconfigurarci e parliamo tra noi, ci scambiamo idee ed esperienze direttamente, senza bisogno della televisione o della pubblicità, magari usando internet.
Noi siamo qui e intendiamo dire la nostra perché ogni limite è stato superato e i nostri figli non possono rischiare di morire di tumore per qualche inetto che difende il proprio potere feudale fatto di chiacchiere, ignoranza e rendite di posizione.



maggio 27th, 2009